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20 passeggiate in montagna nelle borgate di Cesana
Torinese
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1. Note tecnichePercorso andata e ritorno Lunghezza: 5.000 metri Dislivello: 350 metri Tempo : 2 ore e 30 Difficoltà :200 m su tracce di sentiero Punti d’acqua: assenti Punto di partenza:3 km da Cesana sulla statale 24 del "Monginevro" vedere sotto 2. PresentazioneE’ la dimostrazione che non sempre le cose migliori sono le più conosciute. Questa passeggiata nascosta nel bosco dello Chaberton pare restia a svelarsi sin dalla partenza, che avviene a metà strada tra Cesana e Claviere. Anni fa era percorribile con un itinerario ad anello, che attraverso il Gran Vallon scendeva a Villaggio Luce ed oggi, a causa delle frane e delle piene del torrente, nell’ultima parte è percorribile soltanto ai camosci. Si svolge interamente in un fitto bosco e si avvale come sentiero dei percorsi utilizzati per il taglio del legname e di quello, ormai in disuso da oltre 60 anni, utilizzato per controllare i pali della teleferica militare che da Cesana, in tre campate di totali 1.800 metri di dislivello, portava in cima allo Chaberton. La Regione ha parzialmente ripristinato quest’itinerario, dotandolo anche di tavoli e panche da pic-nic, e tuttavia continua ad essere ignorato. Nel percorrerlo ci rendiamo conto che le tracce umane di passaggio sì fan via via più rade, per contro caprioli, cervi e camosci non disdegnano ad utilizzare i servizi che per una volta l’uomo gli rende. 3.Per portarci alla partenza.Si percorre la statale che sale a Claviere per circa tre chilometri. Dopo il tornante verso sinistra, prima di imboccare il tunnel, parcheggiamo vicino alla casa cantoniera a sinistra della strada. Ci incamminiamo verso Claviere ed in corrispondenza della nuova galleria svoltiamo a destra su una strada sterrata in forte salita. Attenzione, nel momento in cui stiamo scrivendo la galleria è in costruzione ed il nostro percorso nei primi metri viene utilizzato come parcheggio, deposito ecc. Cio’ non ci ha impedito il transito, facendo qualche attenzione. 4. ItinerarioPercorsi 300 metri superiamo alla nostra sinistra un tabellone di legno senza alcuna indicazione. Dopo ulteriori 100 metri un secondo tabellone identico al primo è stato posto in vicinanza d’alcune panche, leggermente al margine dell’itinerario . Il nostro percorso aggira un imponente albero sradicato che è stato tagliato per liberarci il passaggio. Un poco più in basso a destra, tra i fitti rami degli alberi, vediamo i ruderi della Grangia Gardiola. Una ripida rampa, lunga 200 metri circa, ci conduce su un tratto pianeggiante e ci dirigiamo verso il solito tabellone posto sul bordo della stradina. Continuiamo senza possibilità d’equivoci. Il terreno gradevole ed in moderata pendenza ci da modo di ammirare il bosco. La vegetazione è talmente fitta da nascondere il panorama circostante, e restiamo sgomenti dalla sensazione d’isolamento che ci assale. Notiamo una piccola palificazione di legno, costruita per sostenere la strada, ed immediatamente dopo, sbuchiamo in una radura erbosa dove troneggia la quarta copia del tabellone che ormai conosciamo. Un poco più a valle, nel fitto della vegetazione, è stato posto un tavolo e le panche da pic-nic. Immaginiamo il piacere di una merenda, magari al ritorno dalla nostra passeggiata, in un’afosa giornata di luglio. Ritorniamo per pochi metri sui nostri passi ed imbocchiamo il sentiero in salita che nei primi metri è ostruito da una grossa radice sradicata. Fatti 200 metri, a sinistra in alto, vediamo i primi due pali della teleferica militare che avrebbe dovuto approvvigionare lo Chaberton in periodo bellico. In realtà la guerra sul fronte francese è durata dal 10 al 25 giugno 1940. La stazione d’arrivo della teleferica, che avrebbe dovuto essere trasferita in galleria, è stata resa inservibile il 21 giugno, nel corso di un bombardamento che danneggio’ gravemente 6 delle 8 torrette.. La facile vulnerabilità del forte e l’inadeguatezza delle sue strutture erano dovute alla vetustà della progettazione, avvenuta a fine 1800, inizi 1900, e non aggiornata con l’evolversi dei mezzi bellici e del mortaio in particolare. Dopo 70 metri c’imbattiamo in un bivio. Un sentiero prosegue in linea retta e l’altro effettua un tornante a sinistra. Seguiamo il secondo e svoltiamo, senza troppi rimpianti perché sulla strada del ritorno andremo a perlustrare l’altro. Abbiamo percorso 1.600 metri con 200 di dislivello. Tempo: 1 ora. Fatti due tornanti incrociamo i resti del palo della teleferica che si sta sgretolando sotto l’azione delle radici degli alberi. Sulle rocce dello Chaberton, quasi 1.000 metri più in alto, si possono individuare i resti dell’altra campata che si stagliano contro il cielo. Il diradarsi del bosco in questo punto ci permette la vista del Gran Vallon e della Rocca d’Agliere, come dicono le carte topografiche, o Sisniere secondo una del 1850 o Seigner, com’è chiamata la montagna alta 2.100 metri, la cui punta è priva di vegetazione e formata da pietrame di colorazione verde/blu. Procediamo per ulteriori 200 metri ed il bosco si dirada leggermente. A sinistra al termine di una ripida rampa troviamo una rustica panca di legno, una seconda è un poco più avanti. Seguiamo il sentiero ripido e rettilineo fino ad attraversare orizzontalmente i residui pietrosi delle piene torrentizie di un ruscello. A questo punto le tracce umane si perdono e restano le peste dei camosci. Continuiamo per 50 metri circa per giungere in vista del Gran Vallon e delle pendici del suo lato sinistro, solitamente dominio dei camosci. Abbiamo percorso 2.100 metri con 300 di dislivello. Tempo: 1 ora e 20 minuti. Diamo inizio alla discesa ritornando sui nostri passi sino al bivio segnalato a 70 metri dai pali della teleferica. Imbocchiamo il sentiero che avevamo precedentemente ignorato. Dobbiamo porre un minimo d’attenzione nel non fare eccessivo rumore se vogliamo sorprendere ed avvistare qualche animale. Abbiamo percorso 2.600 metri. Dobbiamo percorrere 400 metri che ci richiedono un poco d’elasticità e spirito d’avventura. La traccia procede orizzontalmente per 50 metri svoltando sul versante Gran Vallon. Sul crinale sono evidenti abbondanti segni di passaggi. Inizia poi una graduale discesa su un sentiero che va via via scomparendo, dove è difficile distinguere quale sia la parte di “mantenimento” dovuta all’uomo e quale agli animali. Il superare un’albero caduto passandogli sotto ci sottopone ad un poco di ginnastica. Attraversiamo un solco provocato dall’acqua e proseguiamo orizzontalmente. Superiamo altri due tronchi che congiuntamente ci ostacolano e procediamo, sempre per tracce di passaggio, sino al costone che delimita il Gran Vallon. Da questo punto d’osservazione possiamo apprezzare, l’ampiezza, la pendenza e la tipologia del terreno che formano il bacino di raccolta del rio Malnet. Ben si giustifica l’entità delle piene che, in presenza di temporali, o del disgelo, si scaricano a valle di Cesana. Le tracce che orizzontalmente od in leggera discesa conducono all’acqua sono numerose. Una di queste è sicuramente parte del sentiero che anni fa scendeva sul paese, e che oggi è inagibile e pericoloso. Abbiamo percorso 3.000 metri. Tempo: 1 ora e 45 minuti. Ritorniamo sui nostri passi e se non abbiamo avuto la fortuna di imbatterci in qualche camoscio, cervo o capriolo, i numerosi escrementi che troviamo ci garantiscono la loro presenza. Al bivio abbiamo percorso 3.400 metri e n’abbiamo aggiunto 50 di dislivello. Affrontiamo la discesa sostando eventualmente alla prima area di pic-nic che appare oltremodo tentatrice. Ricordiamo di non lasciare sacchetti di plastica od altri oggetti che stuzzicano la golosità degli animali ma che possono divenir loro fatali. Sulla via del ritorno solitamente siamo più taciturni, per cui non è ancora escluso di effettuare un incontro con qualche capriolo, nel caso contrario ci resta il piacere di una piccola ed inattesa scoperta. |
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