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La casa delle lapidi di Bousson verso la soluzione del mistero

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APPUNTI SUL MONUMENTO CHIAMATO "LA CASA DELLE LAPIDI" SIT0 NELLA BORGATA DI BOUSSON ALTA - COMUNE DI CESANA TORINESE

Articolo pubblicato in Valados Usitanos n° 82 settembre-dicembre 2005

 

Gran parte degli abitanti e dei frequentatori dell’Alta Val Susa hanno avuto occasione di sentir parlare, o di leggere, della “Casa delle Lapidi” di Bousson. Immaginiamo la delusione di coloro che si siano recati a vedere questa “casa”, di cui tanto si parla ma per la cui salvaguardia nulla si è fatto.

Ai loro occhi si è presentato un rudere, costituito da un muro puntellato ed esposto alle intemperie, in cui sono incastonate le lapidi, che in taluni casi sono deteriorate al punto da essere illeggibili. Sulla parte retrostante del muro ci sono le macerie, prodotte dai crolli successivi della casa, e verosimilmente da altre lapidi, o frantumi di lapidi. L’area, invasa da erbacce, è protetta da una rete metallica, a tutela dell’incolumità dei visitatori.

In contrasto con questo deprecabile aspetto, la “casa” e le “lapidi”, sembrano racchiudere un pezzo della storia dell’Alta Valle.

Tutte le frasi, scritte sinteticamente ed in francese, sono a carattere religioso. La gran parte ammonisce sulla caducità dei piaceri terreni e sul pregiudizio che questi possono arrecare alla salvezza dell’anima.

Il fatto, del tutto singolare, che le “lapidi” siano rivolte verso la strada, in modo da essere viste e lette, come un moderno cartellone pubblicitario, fa sorgere numerosi interrogativi.

Chi le ha scritte? Perché? Quando?

A risposta sono state formulate le più fantasiose congetture, reperibili in qualunque testo che parli della “Casa delle Lapidi”. Per certo non è mai stata eseguita una ricerca approfondita e, fatto stupefacente, non c’è traccia della “casa” negli archivi parrocchiali, né esiste alcun “ricordo storico” tra la popolazione.

A queste particolarità si aggiunge che dal 1939 l’edificio è posto sotto il vincolo della Soprintendenza per i Beni ambientali ed architettonici, e dal 2001 è stato acquisito dal Comune di Cesana.  Cio’nonostante l’enigma resta totale.

Per affrontarlo son state tenute a mente due considerazioni:

  • Il territorio di Bousson è zona di confine ed è stato francese, sino al 1713 ed in qualche misura ancora sotto l’influenza francese sino al 1860;
  • L’area è stata teatro di sanguinose guerre di religione che per secoli hanno coinvolto e diviso la popolazione.

In conseguenza, il desiderio di chiarire il mistero, ci ha portato a contattare Paul Amargier, storico, ricercatore francese nato nel 1924, padre Domenicano dal 1942. In 35 anni di carriera universitaria ha pubblicato oltre 150 testi ed è stato coadiutore di Georges Duby. Alcuni tra i sui lavori trattano del Valdismo e si interessano alla nostra area alpina ed a quella immediatamente confinante.

Le riflessioni da Lui formulate, espresse in maniera affascinante, che attraverso l’esame d’elementi oggettivi ci conducono alla soluzione di un erudito enigma, hanno consentito di datare con esattezza la decade di produzione delle lapidi.

Lo scritto non costituisce certo la risposta agli interrogativi che ci poniamo, al contrario, contribuisce ad accrescerli. Riteniamo tuttavia che abbia il benefico effetto di stimolare l’interesse e di costituire un punto di partenza per ulteriori e maggiori approfondimenti, che la rivista sarà ben lieta di divulgare.

Gianni Mallen

 

 

La preziosa monografia consacrata a Bousson, la sua chiesa, le sue cappelle, dall'attuale parroco di Cesana Torinese, Don Andrea Gallizio, pubblicata dalle edizioni Melli, usciva dalla stampa nell'agosto 2002, quando l'architetto torinese Alessandro Girotto proponeva al comune di Cesana un progetto di restauro del monumento chiamato "La Casa delle Lapidi" sito nella borgata di Bousson Alta. Due opere che consentono allo storico la possibilità di una riflessione condotta ai margini del corpus qui sopra definito.

Si tratta di un totale di 16 lapidi con iscrizioni redatte in lingua francese, murate sulla parete esterna di un gruppo architettonico la cui destinazione è tuttora enigmatica.

Nella zona geografica di nostro interesse le tensioni conflittuali si inasprirono significatamene a seguito della revoca dell' Edito di Nantes da parte di Luigi XIV (17 ottobre 1685). Ne testimonia l'incendio, ad opera dei Valdesi, nel 1692, della chiesa di Bousson , ricostruita nel 1697. Il fatto viene attestato da un iscrizione dell'epoca che ricorda gli incendiari con il loro nome usuale di "Barba".

Il trattato di Utrecht nel 1713 fece passare il territorio di Cesana sotto il Ducato di Savoia, divenuto in seguito Regno di  Piemonte Sardegna.

A questa data un altro conflitto raggiunge il suo apice con la promulgazione, a Roma l' 8 settembre 1713, della bolla "Unigenitus" contro i giansenisti[1]. Fin dal mese di gennaio 1710 Luigi XIV aveva fatto radere al suolo Port Royal des Champs[2].

La resistenza di alcuni vescovi del Regno di Francia alla bolla pontificia si rivelerà terribilmente aspra, singolarmente quella del vescovo di Senez,  Jean Soanen,  porta bandiera del giansenismo nelle Alpi di Alta Provenza. Egli fu nominalmente condannato dal Sant' Uffizzio il 16 febbraio 1718 (mori'  destituito ed irriducibile alla Chaise Dieu, il giorno di Natale 1740, all'età di 93 anni).

I testi esaminati, fanno capo nel loro insieme al genere parenetico, cioè l'esortazione alla pratica delle virtù, quali predicate dalla pastorale corrente. Tutto tradizionalmente cristiano, sebbene la totalità delle sentenze qui espresse, sia in perfetta sintonia con una corrente che si può qualificare   "giansenistica".

Fin dalla prima frase dell’Avertissement in testa al suo Bref Discours de l'Abnégation intérieure, Pierre Bérulle, futuro cardinale, allora giovane chierico di 23 anni, da immediatamente il tono che sarà caratteristico di tutta questa corrente: " amy lecteur, ce livret ne s'adresse qu'à ceux qui ont fait notable progrez en la haine de soy- mesme"[3]  Si sente già il "moi haïssable"[4] di Pascal. Quanto siamo lontani da San Francesco di Sales ed il suo " tant homme  que rien plus"[5].

Tutte le scritte del muro di Bousson vanno nel senso disegnato da Berulle e, di fronte ad una lingua francese nel più puro stile seicentesco, non possiamo impedirci di pensare che colui che ne ha curato la redazione abbia letto i "Cantiques spirituels" di Racine[6].

Ma ci sono due scritte che esulano dal genere parenetico e appartengono ambedue al genere polemico.

Il testo della lapide n° 8 si legge nel seguente modo ; versione ipotizzata della parte martellata della prima linea  : " ST AN…(ha detto al P)...APE :   les faux charmes de ce monde séduisent beaucoup de personnes au chemin de l'enfer et qui n'a pas pleuré pleurera"[7].

L'autore di questo testo si appella ad un padre della Chiesa (che sia Antonio, Atanasio, Ambrogio oppure Agostino non importa), utilizzando una sua frase, magari apocrifa, destinata al vescovo di Roma, il Papa, il quale, con questo artifizio, viene dovutamente ammonito.

La lapide numero 9 porta la seguente scritta" ST CLEMENT PAPE A DIT : tous ceux qui vous méprisent, raillent et censurent vos dévotions et vos bonnes actions en mourrons de regret dans l'éternité et pleureront leur aveuglement"[8].

Il testo si riferisce a San Clemente di Roma ed alla sua lettera ai Corinzi, in data dell'anno 95 circa, di cui Sant' Ireneo ci dice: " Al tempo di questo Clemente divisioni gravissime avvennero tra i fratelli che si trovavano a Corinto e la Chiesa che è a Roma scrisse ai Corinzi una lettera molto forte per conciliarli nella pace e rinnovare la loro fede assieme alla tradizione ricevuta dagli apostoli".

Viene usata la parola del papa San Clemente per fare sapere al papa Clemente XI - gloriosamente regnante sul seggio di Pietro, dal 23 novembre 1700 al 19 marzo 1721, data della sua morte - che si è meritato il monito del suo lontano e venerabile predecessore, in seguito alla pubblicazione della bolla Unigentitus ( 8 settembre 1713)[9].

Il tentativo di capire il senso delle apostrofe rivolte al pontefice regnante da autorità ineccepibili - tipo di argomento "ad hominem"- ci mette in presenza di una comunità inarcata sulle proprie convinzioni, che reputandosi aggredita, reagisce portando a conoscenza dell'opinione pubblica la sua posizione con cartelloni pubblicitari interposti.

Posizione chiaramente formulata in una scritta contestataria esposta su un muro della cappella di Cougnet, collocata a metà strada tra Cesana e Bousson:" ici se voit la pure religion et la dernière perfection de la loi de J.C."[10]. Formulazione che viene ripresa alla lettera in una formella del trittico ritrovato in occasione di lavori effettuati in una casa di Cesana. In chiaro, cio’ significa: la nostra comunità è quella che rimane fedele al puro Vangelo, a differenza di coloro, che in altri luoghi, vivono secondo le norme dell'istituzione ecclesiastica stabilita, in accordo con l’obbedienza romana. E con questa lapide lo facciamo sapere, di modo che a nessuno sia consentito ignorarlo.

Notiamo pero’ che questa comunità intende sottolineare la sua devozione alla Santissima Vergine Maria. Esiste una scultura di grande bellezza, rappresentate la Visitazione, oggi visibile sul muro esterno del cimitero di Bousson. La formella centrale del trittico ritrovato nella casa a Cesana,  porta il seguente testo:" un véritable serviteur de la sainte Vierge ne lui doit jamais dire Marie, sans lui dire auparavant ( parola cancellata) ou bénite"[11].

Ci troviamo sicuramente nell'ambito di un'appartenenza cristiana, rivendicata da una comunità che intende manifestarsi come fedele alla tradizione della più pura autenticità, malgrado la sua volontà "pubblicata" di contestazione.

Mi pare che l'arte del lapicida , quale risulta, omogenea, dall'insieme delle 16 formelle del muro di Bousson e dagli altri tre documenti provenienti dal cimitero (la Visitazione), dalla cappella Cougnet e dalla casa di Cesana, unita alla qualità dello stile estremamente  puro dei nostri scritti, perfettamente seicentesco, come ho precedentemente rilevato, possa coincidere con l’intervallo cronologico 1713-1720 proposto dalla  presente riflessione.

Paul Amargier

Traduzione di  Nicole Toscan.


 

[1] Movimento di riforma religiosa interno alla chiesa cattolica che si sviluppo’ nel XVII° e XVIII° secolo in Francia. I giansenisti furono accusati di essere dei protestanti camuffati.

[2] Dal 1640, il convento di Port Royal presso Parigi diventa il centro spirituale del giansenismo.

[3] “amico lettore, questo libretto non si rivolge che a coloro che hanno fatto notabili progressi nell’avversione per se stessi”.

[4] “l’ego aborrito”.

[5] "uomo e nient' altro"

[6] Nato nel dicembre del 1639, dal 1649 fu un allievo delle “Petites Ecoles” del monastero di Port Royal.

[7] St An...(ha detto al p)..apa: le false attrazioni di questo mondo seducono tante persone sulla strada dell’inferno e chi non ha pianto piangerà.

[8] San Clemente papa ha detto :"tutti coloro che vi disprezzano, sbeffeggiano e  censurano le vostre devozioni e le vostre buone azioni ne moriranno di rimpianto per l'eternità , e piangeranno la loro cecità".

[9] Clemente XI (1649-1721), papa (1700-1721). La sua principale preoccupazione spirituale fu il giansenismo. Si scaglio’ contro la dottrina giansenista con due bolle, Vineam Domini (16-7-1705) e Unigenitus (10-09-1713).

[10] Qui si vede la pura religione e l'ultima perfezione della legge di Gesù Cristo.

[11] un vero servitore della santissima Vergine non deve mai dire Maria, senza dire prima  o [parola cancellata] o    benedetta.

 

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La casa dele Lapidi di Bousson
 
 
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