Cesana Torinese: appunti di storia

Rapporto sulla sotto-prefettura di Susa –1802   dal cittadino Jaquet, sotto prefetto
Traduzione, Segusium, 17, 1981

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Rapporto sulla sotto prefettura di Susa, indirizzato al Generale Jourdan, consigliere di stato, dal cittadino Jaquet, sotto prefetto.  Torino anno decimo.[1]   

 

L’arrondissement di Susa si estende da nord ad est, dal Monginevro sino allo sbocco di questa parte delle Alpi nella piana del Piemonte. E’ formato da una valle incassata, in tutta la sua lunghezza, tra due catene di montagne, di cui una, a mezzodi’, la separa da Pragelato, l’altra, a nord, dalla Maurienne e dalla valle di Lanzo. Due spaccature, nella catena di nord, formano le valli di Bardonecchia e della Novalesa, la catena del mezzodi’ abbassandosi piega verso destra e forma un bacino tagliato da altre montagne di media altezza, dove si trova il “canton” di Giaveno ed i comuni che lo compongono. La lunghezza della valle, da Clavieres sino ai confini dell’arrondissement di Torino, é di 30 miglia italiane, la sua larghezza, ineguale, varia secondo la vicinanza delle montagne. Poche regioni presentano in un cosi’ modesto spazio, una più gran varietà di climi, d’abitudini, di diversità di produzioni.

Distinguiamo abitualmente le alte e le basse valli. Le valli alte, conosciute sotto il nome di “vallées cédées”, perché esse furono cedute al Re di Sardegna nel 1713 con il trattato d’Utrecht, sono quelle di Cesana, Bardonecchia ed Oulx. Esse producono solo segala, orzo, avena ed un poco di frumento. La bassa valle, che comprende i dintorni di Susa e tutta la parte inferiore dell’arrondissement, sopratutto nello spazio che lasciano le montagne tra loro, ha la stessa produzione del resto del Piemonte.

 

Abitudini e costituzione fisica degli abitanti.[2](Pagine da 6 a 12)

Esiste una marcata differenza tra gli abitanti delle valli superiori e quelli della parte bassa dell’arrondissement. Questa differenza si spinge sino al contrasto. L’abitante della montagna é di comportamenti dolci, affabili, istruiti, dotato di spirito naturale; il suo aspetto, per quanto povero, denuncia, sia per gli uomini sia per le donne, un’estrema pulizia. Quello della pianura ha un atteggiamento caratteriale molto meno felice: più ignorante, e per conseguenza più credulone e superstizioso, é più grossolano ed asociale. Il suo aspetto é trascurato e talvolta sporco e disgustoso. Quant’anche non ci siano nelle valli superiori che pochi o nessun abitante ricco, e che la massa dei cittadini sia molto povera, i loro bisogni sono commisurati alle loro risorse. La loro vita semplice ed in qualche caso patriarcale, li preserva da ogni idea di attentare sia alle persone sia alle proprietà. E’ molto raro, quasi inaudito, che la giustizia debba perseguire dei colpevoli.

L’abitante della pianura, principalmente verso i confini con Torino, ha molta meno moralità: i crimini sono frequenti come nelle altre parti del Piemonte. Forse la causa é che in questa parte, i ricchi proprietari possiedono tenute considerevoli delle terre migliori, ci sono per conseguenza più individui che non possedendo nulla e si abbandonano facilmente al vagabondaggio. Al contrario, nelle valli e nei dintorni di Susa le proprietà frazionate, rendono quasi tutti proprietari e ciascuno, legato con un vincolo diretto alla società, cerca di assicurarsi l’esistenza con il lavoro del suo piccolo dominio.

Gli uni e gli altri sono sottomessi alla legge ed alle autorità, ma questa sottomissione pare più motivata da una paura servile che dall’amore di un qualunque governo. Non gli si puo’ imputare questo come crimine, se consideriamo che il paese è oberato di tasse, cosparso di fortezze, gemente sotto l’autorità di governi militari il cui dispotismo eguagliava quello dei sultani.

La costituzione fisica degli abitanti é, in generale, robusta e sana. Quelli delle valli sono di un temperamento più lento e molle. Si attribuisce la causa all’inerzia cui li forza l’estrema lunghezza dell’inverno, alla loro alimentazione abituale, alla loro povertà che gli preclude l’uso del vino, alla nefasta abitudine di dormire nelle stalle su tre o quattro piedi di letame, le cui esalazioni mefitiche ed umide minano i fisici più robusti. Quelli della pianura sono più forti, resistono meglio ai lavori agricoli per l’abitudine che essi hanno di svolgerli durante tutto l’anno. Gli uni e gli altri sono gran lavoratori, attivi e di una parsimonia a malapena concepibile, se la situazione non gli crea un bisogno inderogabile. Nelle valli si economizza sul consumo del pane, cucinandolo per tutto l’anno; questo pane é di segala, ed in alcuni luoghi mischiato con un po’ d’orzo o d’avena. Nella bassa valle, le patate e sopratutto le castagne suppliscono in gran parte al pane che abitualmente manca. Nei centri più popolati i privati un po’ agiati hanno dei prodotti del giardino, della carne di macelleria e del pane di frumento.

Valuto il consumo giornaliero di ciascun individuo, sulle montagne, da 30 a 40 centesimi, in pianura da 60 a 70 centesimi, a causa del vino di cui molti fan un uso abituale. Nei comuni più popolati di un 50% superiore.

Se si eccettuano gli artigiani, qualche commerciante ed un piccolo numero di privati agiati, che in tutto formano la 50ima parte della popolazione, il resto é vestito di un tessuto grossolano bianco o marrone, le donne di sargia grossolana di quest’ultimo colore. Il tessuto si fabbrica parzialmente nelle valli, la sargia é il prodotto delle pecore che si allevano in ogni famiglia. Gli abitanti della montagna portano scarpe chiodate, quelli della pianura vanno in parte a piedi nudi durante la bella stagione. Gli uni e gli altri sono soggetti ad un piccolo numero di malattie, e nonostante cio’, si vedono pochissimi esempi di longevità, per quanto l’aria sia pura, la salute generalmente robusta, raramente i più longevi arrivano oltre gli 85/90 anni con una costituzione fisica sana. In un paese cosi’ sembra che si dovrebbe vivere piu’ a lungo tra queste montagne che altrove. Ma quante cause concorrono ad attenuare o distruggere i vantaggi della salubrità del clima e le grazie della natura?

1)      La fatica eccessiva dei lavori agricoli, in un paese montuoso, disseminato di rocce, distrugge rapidamente le forze, produce frequentemente delle ernie, di solito trascurate, sopratutto nei comuni dove gli uomini ed anche le donne suppliscono alle bestie da soma per il trasporto dei raccolti sui sentieri pietrosi e ripidi di montagna.

2)      La cattiva costruzione delle case, quasi ovunque basse, strette, con pochissime finestre e la dannosa abitudine di lasciarvi permanere il fumo.

3)      L’abitudine di coricarsi, in inverno, nelle stalle chiuse con la più gran cura, dove l’aria umida e non rinnovata perde l’ossigeno, dove un calore soffocante porta disfunzioni e non puo’ mancare di causare delle sospensioni di sudorazione, esponendosi senza precauzioni al freddo intenso dell’esterno.

4)      La cattiva qualità degli alimenti e sopratutto di un pane molto grossolano, perché i contadini si nutrono, in questa zona, di cio’ che sarebbe ributtante per gli abitanti del Piemonte.

5)      Ancora altre cause sembrano riunire i loro effetti funesti contro la popolazione di questo paese. La sifilide fa abitualmente dei disastri spaventosi. L’inoculazione, la stessa vaccinazione, i cui inconvenienti sono modesti, sono ancora del tutto sconosciute su queste montagne. Sarebbe un vantaggio essenziale l’introduzione di questa pratica, ma non bisogna nascondersi che i pregiudizi più radicati, una specie di culto per le vecchie abitudini, una spiccata avversione per tutte le innovazioni, opporranno a lungo, sopratutto nella bassa valle, degli ostacoli pressoché insormontabili a questa preziosa scoperta.

La mancanza totale d’ufficiali sanitari, di cui n’esiste un piccolissimo numero in qualche comune più importante, lascia i malati alla mercé delle usanze più dannose. Di solito dei ciarlatani femmine consigliano ed amministrano dei rimedi contrari ai malanni, non é raro veder dare dei riscaldanti come il genepì, l’aristolochia, la salvia infusa nel vino ed a gran dosi, per guarire le febbri infiammatorie ed i mali provocati dal calore. Ma un argomento essenziale, su cui oso richiamare l’attenzione del Governo, perché tocca da vicino la popolazione, sono le “sage femmes[3]”, non n’esistono in quest’arrondissement che conoscano gli elementi base dell’arte che esercitano, e quasi non ci sono comuni dove annualmente delle madri o dei bambini non siano vittime della loro ignoranza. Istruite da una rudimentale routine, che la pratica non puo’ migliorare, é penoso pensare che la vita di un bambino, l’esistenza di una madre, siano in simili mani. Unisco il mio desiderio a quello di tutti i filantropi, affinché una legge venga in soccorso dell’umanità, sotTorna suonendo ad un esame coloro che vogliano esercitare delle funzioni tanto delicate, perché i comuni, almeno i più popolati, inviino degli alunni a fare un corso di ostetricia, e che questa parte, cosi’ interessante della pubblica istruzione, sia seguita in relazione alla sua importanza.

Tuttavia bisogna dire che, nonostante le fatiche eccessive, le abitazioni infette, gli alimenti mal sani e grossolani, le dannose abitudini, gli abitanti di questi paesi sono meno soggetti alle malattie e la mortalità é meno frequente che altrove, le epidemie sono rare e da parecchio ne sono esenti. Nell’anno VI i prigionieri austriaci ne trasmisero una che fece qualche vittima a Susa, senza contagiare i dintorni. Da due anni i comuni di Avigliana, Coazze e principalmente Exilles sono stati preda di una malattia e di una mortalità i cui progressi sono veramente allarmanti. La causa sta nell’estrema miseria, occasionata dalla guerra, che ha tolto a questi sfortunati abitanti tutte le risorse e li ha ridotti a soffrire gli orrori della fame o ad alimentarsi di cose mal sane, se quest’epidemia ha avuto seguito é che la causa era permanente, che i poveri malati, lungi d’avere i rimedi necessari, mancavano di nutrimento, ma da quando un amministrazione paternalista é arrivata in loro soccorso il male diminuisce sensibilmente e non tarderà a sparire.

 

Popolazione.

L’arrondissement di Susa é composto di 61 comuni, di cui 23 nelle valli superiori e 38 nella bassa valle. I primi hanno               13.029;  i secondi hanno 48.864  abitanti.  

 

Atteggiamento politico.(Pag. 20 e 21)

 Non esiste alcun atteggiamento politico in quest’arrondissement, seppure esista qualche uomo stimabile fedele al Governo Repubblicano e qualche esaltato nell’uno e nell’altro partito, ma la massa degli abitanti è immersa in una profonda apatia, a seguito dell’estrema miseria in cui geme da molto tempo e valuta la bontà di un Governo sulle più o meno onerose contribuzioni di cui è oberata. Gli abitanti delle valli desiderano ardentemente essere riuniti alla Francia, non soltanto perché le loro abitudini, la lingua, le tradizioni li indirizzano in questo senso, ma perché sperano di ottenere la giustizia che reclamano invano da anni. Oberati sotto il peso delle contribuzioni fondiarie, la speranza di un alleggerimento rende il desiderio generale, anche in bassa valle.

Quant'anche il prefetto abbia impiegato tutta la sua abilità a cercare in ogni comune gli uomini meno incapaci, abbia fatto tutti gli sforzi possibili per impegnarli ad accettare un incarico ed abbia usato la più gran determinazione a rifiutarne le dimissioni, l’ignoranza che pesa su qualche comune, é tanto generale che numerosi sindaci sanno appena firmare, alcuni sono analfabeti e forzati a ricorrere ai segretari, che per la maggioranza non risiedono in loco. Le informazioni che domandiamo arrivano con ritardo e sovente sono lungi dall’essere soddisfacenti. Un altro inconveniente é che i comuni sono composti di borgate lontane tra loro, perché in montagna non tutti i luoghi sono idonei all’agricoltura, e non permettono ai sindaci di portare le loro cure nelle borgate più distanti, ove talvolta sono sconosciuti ed ignorati.

 

 

L’istruzione pubblica.(Pag. 59 – 60 – 61)

Nell’arrondissement ci sono tre collegi, a Susa, Giaveno ed Oulx. I primi due, già poco numerosi prima della guerra, sono ridotti ad un piccolissimo numero d’allievi. Quello d’Oulx é, come ho già detto, la fucina d’istitutori che le alte valli forniscono al mezzogiorno della Francia, e sarebbe sicuramente utile d’attirarne gli uomini che hanno delle attitudini naturali ad insegnare la scrittura, l’aritmetica e le lingue francese e latina. Verso il Piemonte e principalmente nella bassa valle, ove regna l’ignoranza più profonda e dove l’istruzione é assolutamente nulla, bisognerebbe allontanare, dalle funzioni d’istitutore delle scuole elementari i preti, cui in tutti i comuni sono affidate in esclusiva e che, con il pretesto di aiutare i parroci nelle loro funzioni, non apportano né l’assiduità né la buona volontà necessarie. Debbo rendere giustizia ai comuni delle valli superiori, dove quasi tutti gli abitanti san leggere, scrivere ed anche un po’ di calcolo, dove i pregiudizi religiosi non hanno esteso il loro impero, dove infine si sente il prezzo dell’istruzione. Non é lo stesso in bassa valle, dove la popolazione, abbandonata a se stessa, senza volontà e senza mezzi d’uscire dall’ignoranza in cui si macera é influenzata dal fanatismo che plaude all’indifferenza, direi al disprezzo che gl’ispira tutto cio’ che é legato all’istruzione. Una gran parte degli abitanti dei villaggi nei dintorni di Susa e della parte inferiore dell’arrondissement, non sospettano neppure che sia utile saper leggere e scrivere, abituati a vegetare nella loro ristretta sfera, muoiono sovente senza aver saputo confrontare altre idee che quelle relative ai loro piccoli interessi. Sarà a lungo difficile sottrarre questi uomini, cosi’ stupidi e superstiziosi, a questo stato abituale d’ignoranza e di fanatismo.

L’organizzazione delle scuole elementari, per quanto interessante, presenta grandi difficoltà nella parte inferiore dell’arrondissement. Gli uomini idonei a questo genere d’insegnamento sono molto rari e d’altronde la gran maggioranza dei comuni sarà ben presto nell’impossibilità di sopportarne il costo. La riunione dei comuni, che diviene d’assoluta necessità, per ridurre i costi, potrebbe ovviare, in alcuni luoghi, alla molteplicità d’insegnanti, ma in un paese cosi’ montuoso, dove le comunicazioni sono difficili, principalmente in inverno, sovente la più piccola distanza diviene un impedimento alla frequentazione della scuola.

In un momento in cui l’Amministrazione si occupa dell’organizzazione delle scuole elementari, mi sia permesso aggiungere un’osservazione che mi sembra essenziale. La convinzione intima di quasi tutti gli uomini, che gli elementi dell’istruzione non possono essere separati da quelli della dottrina e della morale religiosa, senza che ne derivino alla società inconvenienti più pregiudizievoli di quelli dovuti all’ignoranza, mi fa pensare che disgusterei la maggior parte dei padri di famiglia, inviando i loro figli ad una scuola repubblicana, se non li persuadessi che i due generi d’insegnamento sono riuniti.


 

[1] Traduzione parziale del rapporto pubblicato da Segusium n.17 – dicembre 1981 – a partire da pag. 81.

[2] Ettore Patria su Segusium n.21 -dic. 1985-  a pag. 75 in nota, riporta il testo del sotto prefetto Jacquet. Sviluppa alcune considerazioni sullo stato di salute degli abitanti dell’ècarton d’Oulx ed in particolare d’Exilles.  A pag.103 inserisce una tabella riassuntiva,  da cui risulta che alla visita di leva viene arruolato solo il 25% degli iscritti. Il dato, tenuto conto della mortalità registrata sino alla visita di leva, che per Exilles è del 60%, riduce la percentuale degli arruolati al 10% dei nati.

[3] levatrici.

 

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