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Cesana Torinese: appunti di storia
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La Rivoluzione francese vista da Cesana. Gianni Mallen Articolo di pubblicato in Valados Usitanos N°86 gennaio-aprile 2007
Gli eventi legati alla rivoluzione francese, che si protrasse dal 1789 al 1799, furono di tale importanza, a livello mondiale, da provocare la guerra delle monarchie europee contro la Francia. Il conflitto coinvolse anche il confinante Piemonte. In questo contesto, all’apice degli eventi, la municipalità di Cesana indirizzo’ al Direttorio del dipartimento delle Hautes-Alpes, la lettera che presentiamo di seguito. Per consentire una più precisa idea del clima in cui questa lettera fu redatta, riteniamo utile fornire un breve riassunto degli eventi locali che ne precedettero la formulazione[1].
Il trattato di Utrecht del 1713 aveva modificato le frontiere tra il regno di Francia, di Luigi XIV, ed i possedimenti Savoia. Sull’arco alpino, adottando un principio inedito per la regione, il confine era stato definito seguendo la linea dello spartiacque. Le Alpi, di qui in avanti, oltre ad essere un ostacolo fisico, concorreranno a creare una divisione di culture tra le comunità dell’uno e dell’altro versante. Circa 30 comuni della Val Chisone e della Valle di Oulx, staccati dal regno di Francia e dall’Escarton generale di Briançon, di cui facevano parte sin dal 1343, lentamente si dovettero integrare con il resto del Piemonte. Il cambiamento richiesto alle popolazioni fu radicale. Nuova amministrazione, nuove unità di misura, nuova moneta. Quest’ultimo aspetto ci è familiare, perché recentemente abbiamo tutti vissuto, ed in qualche misura stiamo ancora vivendo, le difficoltà del passaggio dalla lira all’euro. L’abbandono della lingua francese, e la conseguente adozione dell’italiano, fu il processo più appariscente e che si protrasse più a lungo. Sino al 1880 i documenti degli archivi dei notai e dei comuni “ceduti” sono redatti in francese. Rarissime eccezioni d’utilizzo dell’italiano sono circoscritte ad accompagnatorie di documenti da inviare alle autorità centrali, od a sporadici esercizi di buona volontà.
In questo ambiente appare del tutto naturale che gli avvenimenti francesi siano stati seguiti con particolare attenzione all’interno di quelli che erano qualificati, “territori ceduti”. Nei 100 anni che seguirono la ridefinizione dei confini si combatterono due guerre ed avvenne la Rivoluzione Francese Per le popolazioni locali i due conflitti si svolsero in maniera completamente differente. L’alleanza franco-sarda evito’ agli Escartons di Briançon e d’Oulx, di trovarsi schierati in campi avversi durante la guerra di successione polacca. Per contro, nel corso della guerra di successione d’Austria, la Francia sostenne la Spagna, che rivendicava Parma ed il milanese. Il Re di Sardegna, che aveva le medesime mire, si schiero’ a fianco degli austriaci. Dopo alterne vicende, nel 1747 Francia e Spagna attaccarono il Piemonte di Carlo Emanuele III. Il 19 luglio si combatté la battaglia dell’Assietta, in cui gli austro-piemontesi sconfissero i franco-spagnoli, accelerando le trattative per por fine al conflitto e per la stipula della pace d’Acquisgrana. Ha cosi’ inizio un lungo periodo senza guerre sotto il regno di Carlo Emanuele III e Vittorio Amedeo III, suo figlio.
Nel 1789 scoppia il movimento rivoluzionario francese. I comitati rivoluzionari ebbero ramificazioni in tutto il paese, comprese le zone di Briançon e della Maurienne. Il 14 luglio il popolo insorge a Parigi. Ad agosto, l’assemblea Costituente abolisce i privilegi feudali e fa la dichiarazione dei diritti dell’uomo.
Anche nella valle di Oulx incominciano i tumulti. Il 15 luglio 1790 l’Intendente di Susa scrive ai “Consul[2]” della valle imponendo la chiusura dei campanili a causa dei: “disordini che sono avvenuti recentemente in più luoghi, ad istigazione di individui rivoluzionari che si sono temerariamente permessi di penetrare nei campanili e suonare le campane per adunare e concitare il popolo a tumulto e ad atti violenti”.
Nel 1791 l’Assemblea Nazionale decreta la Costituzione civile della Chiesa di Francia e molti preti prestano il giuramento prescritto dalla legge. Il Pontefice, Pio VI, minaccia di scomunica quelli che non ritrattano il giuramento nel termine di quaranta giorni. E’ sciolta l’Assemblea Costituente e le succede l’Assemblea Legislativa. I regnanti europei cominciano ad agitarsi. Vittorio Amedeo segue con ansia le innovazioni liberali d’oltre Alpe e, temendo l’invasione dei suoi Stati, provvede alla sorveglianza delle frontiere. L’anno, sotto il profilo climatico, è catastrofico. Neve e gelo nel corso del mese di giugno, sono seguiti da un’estate molto secca. I raccolti si riducono ad un terzo dell’ordinario.
Il 20 aprile 1792 la Francia dichiara guerra all’Austria. Il 22 è convocato d’urgenza il Reggimento Provinciale di Susa. Tutti i Comuni delle valli d’Oulx e di Cesana s’affrettano a convocare il proprio contingente. Le ostilità tra l’Austria e la Francia, contro cui si arma anche la Russia, cominciano il 20 giugno. Sono subito invase le frontiere francesi e l’Assemblea dichiara la patria in pericolo. Luigi XVI viene rinchiuso e la Comune s’impadronisce del potere. I Prussiani intanto, varcata la frontiera prendono Verdun. Marat e Danton fanno eseguire i massacri dei realisti imprigionati. Il 21 settembre ha inizio il dominio della Convenzione Nazionale e viene proclamata la Repubblica in tutta la Francia. L’antico calendario é sostituito da uno nuovo, con nuovi mesi. Il governo francese dichiara guerra al Piemonte. Ancora nel mese di settembre il generale Montesquiou, che aveva armato 1.500 uomini del Delfinato, invade la Savoia ed entra in Chambery. Il 27 novembre la Convenzione delibera l’annessione della Savoia alla Francia. Si registrano intanto numerose fughe di nobili e preti, spaventati dagli eventi. Il Piemonte è la destinazione prediletta di questa migrazione, ed i territori ceduti sono il punto d’arrivo o di transito dell’esodo. Tra le vie d’espatrio, il percorso Cervieres-Bousson gode dei favori dei preti clandestini ed in questa zona si registrano alcuni arresti. I raccolti non sono migliori di quelli dell’anno precedente. Il problema del cibo diviene via, via più grave. La gente teme la fame. All’inclemenza del tempo si aggiunge l’assenza degli uomini, occupati a far la guardia alle frontiere e degli animali, requisiti per i trasporti militari. La necessità di salvaguardare le sementi per l’anno successivo e garantirsi nello stesso tempo di che sfamare uomini e bestie, nel corso dei lunghi mesi invernali, rappresenta il problema prioritario.
L’anno 1793 inizia con l’esecuzione di Luigi XVI e della regina Maria Antonietta, entrambi ghigliottinati. La Provenza ed il Delfinato sono in piena insurrezione e nelle nostre valli ferve il movimento rivoluzionario. Le truppe piemontesi, rinforzate da un contingente austriaco, presidiano la frontiera e si oppongono alle forze francesi. Secondo un manoscritto del 1816 Napoleone avrebbe iniziato il mestiere della guerra con un primo fatto d’armi avvenuto sul Monginevro[3]. Si registrano scorrerie e furti di bestiame a Fenils, Bousson, Thures ed altri paesi della valle d’Oulx. Contemporaneamente, i “Consul” della zona inviano un ricorso all’autorità centrale esponendo come, da oltre 10 mesi, i rispettivi comuni facciano forniture alle truppe Austro-Sabaude ed assicurino il trasporto di malati, feriti e bagagli.
E’ facile immaginare che gli abitanti delle nostre valli siano combattuti tra sentimenti filo francesi e filo italiani, tra ideali rivoluzionari e realisti. In queste circostanze la figura di Giuseppe Maria Chalier di Beaulard meriterebbe una trattazione specifica. A noi basti ricordare questo valligiano che, abbracciato il partito Rivoluzionario, trasferitosi in Francia, è eletto Presidente del Distretto di Lione e nominato Procuratore della Comune a Parigi. Idealista, dotato di un’eloquenza popolare, come tanti altri rivoluzionari finisce alla ghigliottina.
La campagna del 1794 si annunzia apportatrice delle solite sciagure guerresche. A difesa di Susa e delle valli d’Oulx ci sono circa 3.000 uomini, che fronteggiano l’armata repubblicana, guidata dal generale Alessandro Dumas, forte di 3500 unità. Il 3 maggio l’avanzata francese supera il Monginevro e s’impadronisce poi di Cesana e d’Oulx. Nel corso dei mesi di maggio e giugno le truppe francesi si accampano nella valle con l’obiettivo di conquistare il forte di Exilles. Scompare cosi’ il potere regio sabaudo per dare il passo alla Repubblica.
E’ in questa occasione che è assunta la deliberazione del “Département des Hautes Alpes” che da spunto alla lettera della municipalità di Cesana. Proponiamo di seguito la traduzione delle due missive, lasciando alla fantasia del lettore immaginare le discussioni, i contrasti, le paure che si accompagnarono alla stesura dell’aulico testo cesanese.
Estratto del Registro delle Deliberazioni del Direttorio Dipartimentale di Gap.[4]
Seduta Pubblica.
Il 30 floréal, anno secondo[5] della Repubblica francese, una, indivisibile ed imperitura, in seduta pubblica del Dipartimento des Hautes Alpes si sono trovati i cittadini Lachau Presidente, Meigret, Bontoux figlio, Richard, Bonardel argenty, Martel, Rossignol, Champsaur e Farnaud segretario generale
É stata fatta lettura d’un avviso, dato al Dipartimento dal Generale comandante l’armata delle Alpi, che fa conoscere i bisogni di sale delle valli d’Oulx, di Bardonecchia e di Cesana, che i nostri fratelli in arme hanno recentemente restituito alla libertà.
É stata fatta lettura della lettera del Direttorio del Distretto di Briançon che annuncia all’amministrazione la presa del Gran Moncenisio e di 50 cannoni, 1.500 fucili e 1.000 prigionieri e costata inoltre il bisogno di sale dei nostri fratelli delle citate valli.
Gli amministratori, considerando che é un giorno felice per i repubblicani, quello in cui i nostri fratelli delle valli d’Oulx, di Cesana e di Bardonecchia sono stati restituiti alla libertà, di cui li aveva privati uno degli ultimi tiranni di Francia, vendendoli al Despota Sardo come un vile gregge di pecore.
Considerando che i fratelli devono, non soltanto condividere il superfluo, ma anche il necessario, per soccorrersi mutuamente.
Considerato che questo comportamento deve essere la sola risposta dei repubblicani alle calunnie diffuse dai malevoli, per alienare ai francesi la riconoscenza dei popoli cui le nostre armate portano i doni della libertà e dell’uguaglianza.
Delibera
Art.1 Gli abitanti del Dipartimento sono invitati a versare, nel giorno della pubblicazione del presente, tutta la quantità di sale che il loro patriottismo ed il bisogno dei nostri fratelli potrà suggerire. Art.2 Le municipalità nomineranno dei commissari che daranno ad ogni privato una ricevuta del sale fornito. Le ricevute saranno ritornate all’amministrazione del Dipartimento per il pagamento. Art.3 Il nome dei cittadini che faranno dono del sale sarà impresso e conosciuto attraverso la pubblicazione a stampa. Art.4 Saranno considerati come insensibili ai trionfi delle armi della Repubblica coloro che, conosciuti per avere una qualunque eccedenza di sale, non si affretteranno a conformarsi alla presente disposizione. Art.5 I distretti e le municipalità predisporranno, nel giorno della ricezione della presente, i mezzi per far trasportare immediatamente il sale a Briançon e questo distretto lo farà pervenire, senza ritardi, a destinazione. Art.6 L’amministrazione del Dipartimento si aspetta lo zelo che ha sempre caratterizzato la comunità di Gap, che metterà a disposizione un carro di sale. Art.7 L’amministrazione dichiara alla società popolare, che conta essenzialmente sul loro patriottismo per la pronta eliminazione della carestia che provano i fratelli delle citate valli. Art.8 La presente sarà stampata, pubblicata, affissa ed inviata per corriere straordinario a tutte le autorità costituite, alle valli restituite alla libertà ed al Generale comandante l’armata delle Alpi.
Hanno firmato gli amministratori con il segretario generale.
La risposta della municipalità di Cesana non si fa attendere ed a 10 giorni dall’ordinanza spedisce la seguente lettera[6].
Cesana, il 10 préréal[7] (sic!) anno secondo della Repubblica francese, una, indivisibile ed imperitura. La municipalità di Cesana, a nome dei comuni della sua valle, Ai cittadini amministratori del direttorio del dipartimento delle Hautes-Alpes.
La vostra ordinanza del 30 floréal dernier[8], Cittadini, ha colpito gli abitanti di questa valle della più viva riconoscenza, per la considerazione che voi manifestate a loro favore. E’ il più puro patriottismo che ha dettato le espressioni di questo consolante scritto. Noi ritroviamo dei fratelli, degli amici generosi, presso un popolo che ci è rappresentato come nostro nemico mortale, e che speriamo continuerà ad interessarsi alla nostra sorte, per due ragioni principali: le nostre disgrazie e l’analogia dei nostri principi.
Voi lo sapete, Cittadini, vittime sfortunate della scelleratezza delle corti, noi siamo passati dal dispotismo all’oppressione la più tirannica. Venduti al sultano di Torino, al tempo in cui tutta la Francia gemeva sotto il peso di imposte, che l’ambizione del troppo celebre Luigi XIV necessitava per mettere un tiranno della sua famiglia sul trono di Spagna, le stesse imposte sono state, da allora, continuamente aggravate, cosi’ come il peso delle nostre catene.
Sempre trattati come veri nemici, sempre sospettati dai nostri oppressori, sempre esclusi dagli impieghi pubblici, che i mandatari dell’autorità del despota sardo dispensavano a loro capriccio, noi non possiamo che benedire l’istante della nostra liberazione, ed il giorno del 20 floréal[9] sarà inciso nei nostri cuori come l’epoca più memorabile e consolante che noi potremo trasmettere ai nostri posteri. E’ in questo giorno felice che, rassicurati dalla condotta dell’armata Repubblicana, noi abbiamo conosciuto l’atrocità delle calunnie che diffondevano i sostenitori del dispotismo contro gli amici dell’umanità.
L’aurora della libertà comincia a dissipare le nebbie effimere, che, sostenute dalla paura e dal fanatismo, avvelenavano i nostri orizzonti. Ben presto queste spariranno, ed il genio della Libertà, affrancatosi dai pregiudizi, scenderà senza ostacoli sulla superficie ineguale delle nostre valli.
Si, Cittadini, gli abitanti di questa valle, irremovibili come le rocce che li circondano, sono disposti ad affrontare tutti i pericoli, a fare tutti i sacrifici per sostenere i diritti dell’uomo.Il loro attaccamento alla causa dell’Uguaglianza deve tanto meno apparire sospetta che le persecuzioni di tutti i generi ch’essi provano, sopratutto da due anni, perché il governo Sardo conosce la loro propensione, e la diserzione spontanea di 150 militi, con i loro ufficiali, tre giorni dopo l’entrata dei nostri liberatori, ne sono una prova inequivocabile.
La volontà generale è molto propensa ad una nostra riunione con l’antica patria, e noi non attendiamo che il felice momento in cui potremo esprimere legalmente questo desiderio. Noi non possiamo nulla da soli; ma, con l’aiuto e le indicazioni, ci mostreremo degni di partecipare all’opera meritoria della Rivoluzione. Saluti, gratitudine e fratellanza.
Firmato: Ailliaud, consul; Chareun, consigliere; J.Bouvier, consigliere; J-A. Blanchet, consigliere; J.Ailliaud, vice; Guillaume Balcet, vice; Ailliaud, segretario.
Le truppe francesi, alla fine del 1794, rientrano nei quartieri d’inverno del Briançonnese e da allora le valli d’Oulx, Bardonecchia e Cesana ritornano sotto il controllo Sabaudo. I combattimenti continuano nel corso del 1795 senza che in zona si registrino significativi progressi, né dall’una né dall’altra parte. Si conclude intanto la pace tra la Russia e la Francia e successivamente tra la Spagna e la Francia. Napoleone, nominato generale in capo dell’armata d’Italia, con le battaglie di Montenotte, Dego e Millesimo, dell’aprile 1796, costringe il re di Sardegna all’armistizio di Cherasco, poi al trattato di Parigi che, tra l’altro, assicurano il libero passo in Piemonte alle truppe francesi e prevedono la demolizione della fortezza della Brunetta. In tutti questi rovesciamenti di fronte e cambiamento di “padroni”, ed in quelli che avverranno nel periodo napoleonico, non si ha riscontro d’iniziative o ritorsioni dovute alla lettera della municipalità di Cesana. E’ possibile che sia stata “rimossa” dalla memoria degli amministratori ed ignorata dalle autorità centrali. Nel ciclone provocato dalla Rivoluzione è stata un innocuo refolo di vento. [1] Jacqueline Routier – Briançon à travers l’histoire – Société d’études des Hautes-Alpes – 1997. Luigi Francesco Peracca – Storia dell’alta valle di Susa – Gribaudi Editore – Torino - 1986 [2] Sindaco [3] P.Guillaume Annalesdes Alpes, Gap. 1895 [4] Archives des Hautes Alpes – Gap – L.49 [5] 19 maggio 1794 [6] Archives des Hautes Alpes - Gap – L 172. Paul Guillaume curo’ la trascrizione di questa lettera su “Les annales des Alpes” Gap - anno 1907. La referenza archivistica, allora fornita, L.154, non corrisponde più alla realtà. [7] 10 prairial anno secondo – 29/maggio/1794 [8] 19/maggio/1794 [9] 9 maggio/1794 |
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