Arrivando a Claviere, si lascia l’auto nel parcheggio a
sinistra, all’inizio del paese, 50 metri prima dell’inconfondibile casa
cantoniera rossa. Si imbocca viale Dante, che inizia pochi metri prima
del parcheggio, sul lato opposto della statale, ove una freccia in legno
indica per “La Madonnina”. Dopo circa 100 metri abbandoniamo l’asfalto
per seguire, sulla destra, una strada sterrata di servizio che ci
conduce ai trinceramenti, recentemente costruiti per proteggere
l’abitato dalle cadute dei massi. Superiamo la solida protezione
metallica, che sopperisce per pochi metri all’interruzione del
trinceramento, per reperire più avanti un punto favorevole che ci
consente di raggiungere il bosco.
Procediamo ora senza sentiero, salendo sulla linea di
massima pendenza o tendendo preferibilmente verso sinistra. La salita è
brutale ed è bene adottare un passo regolare e cadenzato, scegliendo il
terreno. Si conquista rapidamente quota e prima di giungere a ridosso
dei contrafforti rocciosi incrociamo una traccia di sentiero che sale
verso destra. Sarà il nostro itinerario sino a Batteria Alta.
Il
percorso non è sempre evidente, comunque presenta due caratteristiche
che ne facilitano l’individuazione: sale costantemente verso destra; ed
è straordinariamente ripido.
Nel caso non fossimo preceduti da altri gitanti, nel
bosco è frequente imbattersi in caprioli o di avvistare i camosci sui
pendii erbosi di fronte a noi.
Il sentiero supera infine il contrafforte che ci nasconde
Cesana e ci porta sul pianoro di Batteria Alta. Siamo entrati in
territorio francese. La linea di confine, tracciata alla fine del
conflitto, passa sotto le postazioni. Con un po’ d’attenzione possiamo
individuare i cippi di segnalazione in cemento alti 50/60 centimetri con
l’indicazione I ed F sulle facciate. Essi contornano i contrafforti
dello Chaberton sino al Pian dei Morti, sul versante di Fenils.
La località era fortificata da opere difensive intese ad
impedire l’accesso allo Chaberton. Le costruzioni militari, ancora
visibili, erano protette da una serie di bunker e feritoie rivolte verso
la Francia ma con l’accesso sul versante italiano. Una rete di cunicoli
e scale sotterranee, ancora oggi percorribili, collegano tra di loro le
postazioni.
Incrociamo a questo punto la mulattiera militare che
saliva dai paravalanghe di Claviere, questa presenta alcuni
inconvenienti tali da renderla sconsigliabile. Primo, i lavori di
costruzione della nuova galleria hanno sottratto ogni spazio al
parcheggio delle auto, hanno cancellato e reso problematico il
raggiungimento della mulattiera, e, secondariamente, la modesta pendenza
del tracciato ne allunga notevolmente lo sviluppo, rendendolo noioso, i
metri di dislivello sono di poco superiori all’itinerario proposto, ed
al rientro saremmo costretti a percorrere oltre un chilometro di strada
asfaltata per ritornare al punto di partenza.
Abbiamo sin qui guadagnato 440 metri di dislivello,
impiegando poco più di un’ora.
Il nostro
itinerario segue il lato destro (senso di marcia) del vallone che scende
dalla vetta dello Chaberton. Alla fine attaccheremo le rocce terminali
partendo dalla punta del gran cono di deiezione centrale sicuramente
individuabile. Non lasciamoci tuttavia tentare dal salire direttamente
il ghiaione, sarebbe uno sforzo massacrante e povero di risultato.
Seguiamo invece l’evidente sentiero che con un lungo diagonale
ascendente ci porta ai piedi dei pendii più ripidi. Il tracciato,
mantenendosi con una confortevole pendenza, supera zigzagando il ripido
pendio erboso a destra.
Continuando
l’ascesa, sempre tendendo verso destra, raggiungiamo la larga cresta da
cui vediamo il Fraiteve e la valle della Ripa. Senza abbandonare il
sentiero percorriamo per intero il costone sino a giungere sotto la
rocciosa piramide terminale. Un avvallamento, residuo di una trincea, ci
offre lo spazio ideale per una piccola sosta. Guardando in basso verso
Cesana, scorgiamo sulle pendici della montagna i residui di un palo
della teleferica militare che collegava il fondovalle con il forte a
3.130 metri.
Abbiamo guadagnato 940 metri, impiegando due ore e
trenta.
La vegetazione
lascia il posto ad un ghiaione calcareo ed il sentiero sparisce.
Seguendo tracce di passaggio e segni di vernice, affrontiamo una lunga e
disagevole traversata orizzontale verso sinistra. Dopo aver disceso un
inclinato salto roccioso di 5/6 metri incontriamo l’ampio cono di
deiezione centrale. Lo risaliamo mantenendoci il più a destra possibile,
perchè il terreno è meno friabile, ed in punta, dove un’evidente freccia
rossa c’indica il percorso, attraversiamo a sinistra. Nei tratti ove
abbiamo costeggiato la roccia, abbiamo notato delle ganasce metalliche
conficcate nella montagna. Servivano a sostenere il cavo piazzato per
facilitare la salita ai militari. Un ultimo spezzone di detto cavo, che
consentiva di individuare l’inizio della parte rocciosa, ma pericoloso
perché mal ancorato, è stato rimosso alcuni anni fa.
Questo tratto ci ha richiesto trenta minuti.
La salita è indicata da segni di vernice rossa, peraltro
risulta facilmente intuibile e segnalata dalle tracce di passaggio.
Saltuariamente troveremo degli spit di assicurazione che serviranno a
confermarci di essere sul buon itinerario.
E’ essenziale procedere evitando di far cadere sassi e
mantenendo un passo lento, cadenzato e regolare che darà modo di
apprezzare il percorso senza incorrere negli affanni che derivano
dall’aumento delle pulsazioni e dall’insufficienza respiratoria.
Dalla cengia a sinistra del cono di deiezione continuiamo
ascendendo ancora verso sinistra. Ci imbattiamo in un salto di 4/5 metri
con uno spit, lo superiamo e manteniamo la stessa direzione per altri
30/40 metri. Giungiamo ai piedi di un canale-camino di circa 15 metri.
Lo superiamo incontrando sul lato sinistro uno spit. Giungiamo su una
comoda cengia. Il tratto percorso ha presentato difficoltà di 1° grado
ed è il più impegnativo della salita.
Attraversiamo, in leggera salita verso sinistra, sino ad
immetterci in un inclinato canale che ci riporta a destra. Procediamo
sulla linea di massima pendenza su terreno misto di roccia e pietrisco,
sino ad incontrare una traccia che, per alleviarci lo sforzo, ci porta a
fare un tornante verso destra. Il successivo lungo e ripido diagonale
verso sinistra ci conduce su un’agevole cresta che percorriamo sino ad
un comodo ripiano con un cartello arrugginito.
Tracce di sentiero ci conducono verso destra, in un
canale di terra smossa, ed una pietraia tra due paretine ci riporta a
sinistra sulla verticale. Superiamo un salto inclinato su rocce solide e
procediamo attraversando verso sinistra quasi orizzontalmente. Saliamo,
alla nostra destra, su un terreno di contenuta pendenza, un avancorpo
staccato dal resto della montagna e delimitato a sinistra da un profondo
canale ghiaioso, dove troviamo uno spit. Dalla punta possiamo vedere la
cima dello Chaberton. Scendiamo 4/5 metri in diagonale verso destra sino
alla forcella. Qualche attenzione è richiesta per raggiungere la parete
antistante, in presenza di neve o ghiaccio. Uno spit ci indica
dove affrontare i successivi tre metri di parete verticale (1° grado).
Attraversiamo alcuni metri a sinistra e, per tracce di sentiero, che su
terreno friabile risalgono a tornanti il pendio, raggiungiamo la vetta.
La parte rocciosa ha richiesto un’ora.
Possiamo
ora goderci il panorama. E’ facilmente individuabile, perchè coperto di
ghiacciai, il gruppo Pelvoux, Barre des Ecrins (4102 mt.), Meije, sul
versante francese. In distanza vediamo il Monte Bianco. Il Rocciamelone
domina la Val di Susa, dove localizziamo il castello di Exilles. Alle
nostre spalle la Val Thuras ci fornisce la direzione per reperire la
punta del Monviso. A destra la vetta calcarea del Pic de Rochebrune
conclude il nostro giro d’orizzonte. In basso, sul versante francese,
sono visibili Monginevro e Briançon.
Una visita a quello che fu il “forte” si impone. Andiamo alle torrette,
di cui una sola è ancora accessibile con le dovute precauzioni. Dallo
spiazzo sottostante, muniti di pila e subordinatamente alla quantità di
ghiaccio presente, si puo’ scendere una ripida scala che da accesso ad
una serie di gallerie di collegamento tra le feritoie di difesa.
I resti in muratura della stazione d’arrivo della teleferica per il
trasporto di materiale, che partiva da Cesana, sono visibili addossati
al piano delle torrette.
La guerra sul fronte italo-francese duro’ dal 10/6/40, data della
dichiarazione di guerra, al 25/6 dello stesso anno, entrata in vigore
dell’armistizio. Dopo i primi giorni di stallo operativo le ostilità
presero avvio al 19/6. Il duello di artiglieria che fu fatale allo
Chaberton ebbe luogo il 21/6.
Quattro mortai 280 Schneider, piazzati a Poet Morand, località a quattro
chilometri da Briançon erano stati tenuti segreti. Coperti in permanenza
da teli mimetici, per impedirne l’individuazione da parte della
ricognizione aerea, non avevano mai sparato.
Protetti dalle pendici dello Janus e del Gondran, potendo effettuare
tiri a parabola, erano in grado di colpire lo Chaberton, senza essere
minacciati dall’artiglieria italiana, che peraltro, nel corso della
prima giornata, non riusci’ a localizzarli.
Il giorno 21 i mortai aprirono il fuoco e, dopo i primi tiri di
aggiustamento, cominciarono a colpire le torrette, i depositi di
esplosivi e la stazione d’arrivo della teleferica.
Spararono in tutto 57 colpi da cui rimasero indenni solo la settima e
l’ottava torretta. Nove artiglieri persero la vita ed un decimo peri’
successivamente.
Le giornate del 22, 23 e 24 registrarono duelli d’artiglieria di minore
intensità, quasi in attesa dell’entrata in vigore dell’armistizio.
Il mancato aggiornamento tecnologico delle fortificazioni dello
Chaberton, all’evoluzione dell’artiglieria, fu determinante all’esito
dello scontro.
Il bilancio totale dei quindici giorni di guerra sul fronte alpino, dal
Monte Bianco a Mentone, fu di 631 morti italiani contro 37 francesi.
Oltre 2.000 italiani patirono di congelamenti dovuti a carenza di
equipaggiamento.
Sconsigliamo fortemente la discesa dallo stesso itinerario di salita, in
quanto disagevole e con forte pericolo di provocare la caduta di pietre.
Il percorso
tradizionale che ci conduce a Claviere ha il vantaggio di essere
agevole, breve e di offrirci nuovi scorci.
Dal piazzale della punta scendiamo per la strada
militare, che conduce a Fenils, fino al colle dello Chaberton.
Ricalcando il percorso della gara “Claviere-Chaberton-Cesana” ed
avvalendoci di tutte le scorciatoie, che in taluni casi ci offrono
divertenti discese su ghiaioni che fungono da scala mobile, la distanza
tra la vetta e la piazza di Claviere è di 6,7 Km.
Per curiosità segnaliamo che il record della salita è di
59 minuti.
Al Colle (mt.2.670), abbandoniamo la strada e pieghiamo a
sinistra per scendere, su comodo sentiero, sino al ricovero delle Sette
Fontane (mt.2.260 - 4 km. da Claviere). Superiamo la stazione di
partenza di un’impianto sciistico, alla nostra destra, e dopo un breve
dosso erboso andiamo ad immetterci su una strada sterrata di servizio.
La seguiamo per circa due chilometri ed in prossimità del “Village du
Soleil” scendiamo sulla pista di sci che ci riporta a Claviere.
La durata della discesa è di
circa due ore.