Proposta di una “zona franca” tra Claviere e Briançon

Il 10/2/47, i paesi belligeranti della seconda guerra mondiale, firmarono, a Parigi, il trattato di pace che pose definitivamente fine alle ostilità.

Con l’ausilio di un immaginario zoom focalizziamo la nostra attenzione sul conflitto italo-francese, che inizio’ il 10 giugno 1940, per terminare 15 giorni più tardi, il 25 giugno, con la firma dell’armistizio tra i due paesi.

Avvicinando ulteriormente l’immagine, potremo cogliere i dettagli di questo micro conflitto, che per la Val di Susa ebbe un teatro di guerra che spazio’ dal Moncenisio alla Val Thuras.

La battaglia dello Chaberton, per Cesana, fu l’episodio caratterizzante. Oggi, ogni lapide del cimitero militare, costituisce un motivo di riflessione.

Nel contesto generale del conflitto che sconvolse il mondo, le ostilità alla frontiera italo-francese ebbero una rilevanza marginale. L’area coinvolta, il numero dei caduti, la stessa durata della battaglia, confrontati con la carneficina di quella guerra, ne forniscono il peso.

Nel trattato di pace firmato a Parigi, un corposo documento di 182 pagine, tra le clausole territoriali, la ridefinizione dei confini nell’area Chaberton occupa tre righe!

E’ il condensato che la “Storia” riserva al fatto. Tuttavia, solo l’approfondimento dei micro episodi ci permettono di comprendere i sentimenti delle popolazioni locali, delle persone che vissero sulla loro pelle, ansie, paure, privazioni. Emblematico è il racconto del periodo, agosto ’44 - aprile ’45, in cui gli abitanti di Monginevro, francesi, sfollati, teoricamente ancora “nemici”, furono accolti a Bousson, frazione del comune di Cesana, da una popolazione che stentava di risorse per sfamarsi. La solidarietà tra simili ebbe il sopravvento sulle divisioni nazionalistiche e permise ai profughi di superare l’ultimo periodo del conflitto.

Passata la follia della guerra, la vita riprese. La necessità di ricostruzione ebbe il sopravvento. E’ pur vero che erano ancora in corso le trattative per ridefinire la frontiera e rendere operative sul terreno quelle famose tre righe delle clausole territoriali, ma intanto gli spiriti più lungimiranti, dall’uno e dall’altro lato della frontiera, intuirono la vocazione turistica dell’area e lavorarono per la sua valorizzazione.

“Le Repubblicain” del 5 aprile 1948

I documenti d’archivio ci forniscono il dettaglio delle iniziative proposte ed un significativo condensato ci è proposto dal quotidiano francese “Le Repubblicain” del 5 aprile 1948, che traduciamo e trascriviamo integralmente.

Il territorio compreso tra: il Queyras, il Vars, il Lautaret, Briançon, Oulx e Bardonecchia costruiranno un’area internazionale?

Briançon.

L’ufficio del turismo di Briançon, nel corso della riunione del 1° aprile, su rapporto del suo vice-presidente, M.Pierre Gravier:

Considerato che alla firma del trattato di pace tra Francia ed Italia non si è tenuto sufficientemente conto dell’economia del briançonnese, al momento di definire la frontiera tra i due paesi;

Considerato che da tempo immemorabile, tanto dal punto di vista agricolo che turistico, il briançonnese come il Piemonte hanno avuto scambi di servizi e di mano d’opera stagionale, di turisti e di rapporti legati alle esigenze della transumanza;

Considerato che l’esistenza, tra il briançonnese e le alte valli del Piemonte, d’una linea di frontiera rigida, costituisce un deplorabile ostacolo alla costituzione di un’unità economica conforme alla politica instaurata dagli accordi franco-italiani del 20 marzo 1948;

Considerato che delle facilitazioni accordate in quest’ottica permetterebbero la creazione di un centro turistico unico al mondo, con attrezzature sportive ed alberghiere paragonabili alle più moderne stazioni d’Europa;

Considerato che queste misure avrebbero, per l’economia del briançonnese e per quella delle alte valli del Piemonte, le migliori ripercussioni;

Considerato che le relazioni debbono essere rapidamente sviluppate nella regione;

Considerato gli impegni presi nel trattato di pace;

Auspica:

1) che il territorio situato tra: il Queyras, il Vars, il Lautaret, Briançon, Clavières, Sestrières, Oulx e Bardonecchia, sia considerato zona internazionale, ed all’interno non vi siano ostacoli amministrativi alla circolazione delle persone ;

2) la realizzazione immediata della strada Bardonecchia-Colle della Scala, con l’extra territorialità di Pian del Col, stazione di Bardonecchia, tunnel del Frejus, e della strada del colle della Croix, che collega Abriès a Torre-Pellice;

3) la realizzazione immediata di passaggio in transito dei viaggiatori dalla Francia alla Francia, attraverso Modane, Bardonecchia, Oulx, Monginevro.

Il 2 novembre dello stesso anno l’autorevole “24 Ore”, in prima pagina, ripropone il tema.

Ne riportiamo i passaggi salienti, che hanno il merito di ricordarci quanto la linea di confine dividesse in modo traumatico i due paesi.

Proposta di una “zona franca” tra Clavieres e Briançon

Se l’iniziativa sarà approvata dai due Governi un vasto incremento turistico sarà possibile sia in territorio francese che in territorio italiano

Torino, 1° novembre. Negli ambienti sia italiani che francesi interessati al turismo, sta diffondendosi – in questo periodo immediatamente precedente alla stagione degli sport invernali – un malcontento molto simile all’indignazione per la situazione venuta a crearsi in alcune notissime zone di frontiera tra i due paesi. Il fenomeno è particolarmente accentuato a Clavieres, tagliata com’é noto in due dal trattato di pace.

Le popolazioni e gli enti della zona han da tempo pensato di porre rimedio con un progetto dal quale essi attendono una nuova prosperità. Si tratterebbe di creare una zona franca internazionale turistica tra Sestrieres, Clavieres, Cesana, Oulx, Sauze d’Oulx, Bardonecchia – da una parte – e Briançon, Lautaret, Queyras, Monginevro, e Vars – dall’altra.

Ai francesi spetta il merito dell’iniziativa, e precisamente al “Syndicat d’initiative du Briançonnais” che per ottenere l’attuazione chiese l’appoggio della prefettura delle Hautes Alpes, rilevando: l’assoluta necessità che le due stazioni del Monginevro e di Clavieres si integrino a vicenda; che la formalità del visto arresta numerosissimi turisti francesi desiderosi di recarsi per breve tempo al Sestrieres; che l’attrezzatura alberghiera della parte italiana è complementare a quella francese, prevalendo nella prima il grande albergo, nella seconda il piccolo. Concludeva il “Syndicat d’initiative” chiedendo l’immediata abolizione del visto sui passaporti e la possibilità di circolare liberamente per i detentori di un lasciapassare da rilasciarsi da un’autorità, scelta di comune accordo, francese ed italiana.

L’articolo continuava dicendo:

E’ intanto ragione di conforto il fatto che, in virtù dell’accordo firmato a Parigi nei primi di luglio dal ministro Bidault e dall’ambasciatore Quaroni, tornano all’Italia alcuni campi di sci di Clavieres. E’ indubbiamente un ostacolo allo sviluppo degli scambi turistici italo-francesi la lentezza delle pratiche burocratiche da svolgersi, per conseguire il visto per l’ingresso ed il soggiorno in Italia.

E sul tema rincarava:

“resta immutata la necessità della zona franca, dove masse di turisti invernali (dei quali la minima parte è provvista di passaporto) possano spostarsi con un semplice lasciapassare rilasciato da un’autorità locale”.

L’auspicio delle autorità locali, considerando forse troppo ardita la proposta della zona franca, si sintetizzava in due punti:

Nel corso dei sessanta anni trascorsi dalla formulazione dei due articoli, le relazioni tra i paesi europei si sono evolute. La creazione dell’Unione Europea, l’introduzione dell’Euro, gli accordi di Schengen sulla liberalizzazione del movimento delle persone, hanno rivoluzionato le abitudini delle popolazioni di confine.

Ha dell’incredibile ricordare gli anni quando, sui due chilometri che separano Claviere da Monginevro, si era sottoposti a quattro controlli di frontiera, quando, nel periodo invernale, sin dal primo mattino si formavano code chilometriche di sciatori che volevano recarsi in Francia.

L’esigenza d’abbattimento delle frontiere e delle divisioni, sentita prioritariamente nelle zone di confine, era diventata una necessità per le nazioni, e gli accordi europei hanno in gran parte rimosso gli ostacoli al conseguimento di una migliore integrazione.

Sul piano locale la collaborazione tra le popolazioni poste sui due versanti delle Alpi, consolidata fino ai primi anni del ‘900, quand’era legata all’economia agricola e di scambio, sta cercando nuovi e più moderni sbocchi in campo turistico.

La recente organizzazione unitaria delle finali della Coppa Europa di sci, tra: Les Orres, Serre Chevalier, Monginevro e Claviere costituisce un esempio emblematico.

L’estensione del comprensorio sciistico della Via Lattea, che lega Monginevro alle piste olimpiche del 2006, è il segno di una collaborazione duratura destinata ad estendersi ulteriormente.

Per il periodo estivo i comuni di Monginevro Claviere e Cesana organizzano la Chaberton Marathon. Una gara di corsa in montagna di oltre 42 chilometri, con 6000 metri di dislivello. La manifestazione nasce in uno spirito “europeo” di superamento delle frontiere, per creare uno spazio culturale e d’attrazione turistica, caratterizzato da un patrimonio di fortificazioni d’alta quota unico in Europa. La valorizzazione dei forti dello Janus, Gondran e Chaberton attraverso cui i corridori transiteranno, prevede il ripristino delle principali mulattiere militari. La Chaberton Marathon costituisce uno degli eventi di promozione ad organizzazione unitaria.

La storia passata, e l’atteggiamento recente, esprimono il credo che: “l’unione fa la forza”.

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